“Noi tentiamo di portare in scena le opere più veloci, più agili, ma la nostra filosofia di gruppo è cercare di prendere autori di un certo
settore, tradurli in dialetto parmigiano, affrontando anche temi impegnativi: nel ridere e nel riflettere e questa opera di Pirandello ha le due cose.
E’ stata scritta sia in italiano che in dialetto siciliano  per un grande attore dialettale siciliano, importante in quegl’anni: Angelo Musco, mettendo
insieme la drammaticità ed il riso che vengono affrontati, in quest’opera, in maniera agile, lieve. Voi sapete che molti testi pirandelliani vengono
considerati molto celebrali: il realismo, la riflessione, il macerarsi dentro; qui Pirandello è un autore di fine Ottocento, dove c’è un drammone, un problema
famigliare che scoppia ma dentro il quale c’è già in luce, in piccolo, tutto Pirandello. Il discorso di come la società condizioni le nostre azioni e di come siamo condizionati solo a pensare cosa penserà di me la gente e quindi farci dirigere dagli altri, riducendoci a burattini in mano ad un pubblico che è anonimo ma nello stesso tempo presente nelle nostre azioni; quindi il discorso pirandelliano tra essere ed apparire. Non sempre quello che appare è davvero l’essere; qui abbiamo il discorso attuale in questi giorni, i grandi autori sono sempre attuali, del convegno di Verona: non entro nel merito politico
della vicenda ma la famiglia di fattto, quota cento, temi di strettissima attualità, ebbene Pirandello discuste su qual è la vera famiglia e lo fa in maniera leggera, giocosa come vedremo nel testo: tra una famiglia costituita da moglie, marito e figlio, quindi famiglia formalmentte quella, in realtà la moglie, il vecchio prof. Agostino Toti ha sposato la ragazzina perché in cinta ma, ecco la mentalità aperta del prof. Toti e poi non vado avanti nella trama, ma consente al padre del bambino e quindi all’amante della moglie di frequentarla perché per il vecchio prof. Toti quella è la vera famiglia, due che si vogliono bene e non 4 – 214 MB

il timbro del suo …..(3′ 22″)  ; chiaramente questi pensieri, all’inizio del Novecento, non erano di facile comprensione. Il gioco dei grandi autori è portare alla riflessione, facendo anche divertire, temi formali tra l’essere e l’apparire, tra la famiglia formale e quella reale. Nel gioco, in una trama di tipo ottocentesco, Pirandello, premio Nobel per la letteratura,  mette tutti i grandi temi del Novecento che affronta alla sua maniera, commediografo più rappresentato al mondi insieme a Shakespeare ed altri auttori, in tutti i teatri del mondo”.
Giovannino Catalano